Il valore degli ideali

Di Mattia Lasio

Sono passati ottant’anni dalla nascita di Paolo Borsellino. Sono passati ottant’anni da quando un uomo dedito al suo lavoro, leale e onesto si è sacrificato in nome dei suoi ideali. Parlare di Paolo Borsellino è, di questi tempi specialmente, estremamente importante e doveroso. Il suo contributo alla lotta alla mafia, supportato dal suo amico e collega Giovanni Falcone, sin dai tempi della collaborazione con il Capitano Basile è stato un qualcosa di unico e fondamentale: fondamentale per scuotere le coscienze, fondamentale per fare luce sulle tante incongruenze presenti da sempre nel nostro Paese, fondamentale per dimostrare che gli ideali hanno un valore in grado di fare affrontare persino le battaglie più complesse e difficoltose. Ricordare Borsellino, Giovanni Falcone, i membri delle rispettive scorte, l’ideatore del ‘’pool antimafia’’ Chinnici e tutti coloro che si sono sacrificati per combattere e debellare la presenza di Cosa nostra è il minimo che si possa fare. Paolo Borsellino, nato il 19 gennaio 1940 a Palermo, non si è mai arreso, non ha mai pensato che il fenomeno malavitoso della mafia fosse invincibile, non ha mai pensato che la sua fosse una battaglia futile, vana, priva di senso. Con zelo, diligenza e un totale spirito di abnegazione verso il proprio mestiere, Borsellino, ha sempre combattuto in prima linea contro la criminalità organizzata, contro la sua violenza, contro i suoi tentacoli che sono arrivati ad insediarsi in ogni aspetto delle singole esistenze, avendo il coraggio di denunciare pubblicamente tutto quello che molti altri – persino esponenti di spicco della magistratura e delle istituzioni – negavano nonostante una palese e imbarazzante evidenza. Paolo Borsellino capì quanto potesse essere proficuo e stimolante il dialogo e il confronto con i giovani e a ciò non si è mai sottratto, recandosi nelle scuole, comunicando con i ragazzi, testimoniando loro che una società caratterizzata da giustizia e salda moralità non fosse una utopia ma una concretezza per cui valeva, e vale, la pena dare il meglio di sé. Paolo Borsellino, cresciuto nel quartiere palermitano di origine araba della ‘’Kalsa’’, ha cercato costantemente il dialogo, la collaborazione con altre figure disposte a sposare la sua stessa causa, lasciando alle nuove generazioni un messaggio prezioso, di grande dignità e da conservare gelosamente. La sua è una lezione da fare propria, non solamente in occasione delle ricorrenze in cui si sa – ahimè – chi più chi meno è bravo a dir la sua, ma nella quotidianità, nella vita giornaliera fatta da piccoli attimi e piccoli gesti che possono fare la differenza. Perché la mafia e ogni forma di prevaricazione e oppressione non si combatte, come hanno sempre sostenuto sia Borsellino che Falcone, solo nella aule dei tribunali ma a partire dalle piccole cose, dalle piccole ingiustizie che possono poi svilupparsi e diventare qualcosa di più vasto e difficile da arginare. Sono passati ottant’anni dalla nascita di Paolo Borsellino, un uomo buono, degno di essere definito eroe per il suo operato e il suo sacrificio dal valore inestimabile. Valore che nessuna bomba, nessun omicidio, nessuno sgambetto all’italiana potranno mai debellare e fare venire meno.

La problematicità del vivere insieme

”Tutta la varietà, tutta la delizia, tutta la bellezza della vita è composta d’ombra e di luce”.

Lev Tolstoj

Stare insieme può sembrare un qualcosa di semplice,e di superfluo, eppure, ultimamente, è forse una delle tematiche più difficili da trattare. Si passa molto tempo con altre persone, amici, conoscenti o semplici figure di passaggio, si affrontano conversazioni,m dialoghi sulle più disparate argomentazioni ma non si comunica niente, nella maggior parte dei casi. Poca è la voglia di trasmettere, poca è soprattutto la voglia di ascoltare cosa chi abbiamo davanti ha intenzione di dire. Tempus fugit e quello che ci resta lo impieghiamo male, sprecandolo. Ciò che differenzia e distingue l’uomo dall’animale è la sua capacità del linguaggio: la capacità di formulare un discorso, la capacità di usare la parola per qualcosa di costruttivo e che possa portare a un miglioramento. Ma ciò non avviene e quello che ci si prospetta di fronte parla chiaro. Sempre più discussioni, sempre più futili litigi, le notizie di cronaca parlano di omicidi che sanno di assurdo, dove individui appartenenti ad una stessa famiglia si tramutano nei carnefici di chi ha il loro stesso sangue. Dovendo trovare una definizione per la situazione che ci troviamo ad analizzare utilizzerei ‘’società di Caini’’, dove persino chi dice di volerti un bene fraterno sarebbe disposto e macchiarsi delle peggio azioni per il proprio fine, per il proprio interesse. Questa è la società dell’interesse, delle apparenze, delle conversazioni di niente, profondamente insulse e vuote. Chi esprime un’opinione che differisce da quella che è la corrente dominante viene ritenuto strano, un anomalo, un problema. Viviamo in un insieme aggressivo, violento. Ognuno vuol far valere le sue teorie e per farlo sarebbe disposto a tutto. Si tende a sopraffare chi non la pensa come noi, diventando violenti e privi di alcun controllo. Isaac Asimov, influente scrittore e biochimico russo naturalizzato americano, sosteneva che la violenza fosse l’ultimo rifugio dell’incompetente. Niente di più veritiero e di attuale. Chi non sa, chi non conosce e non cerca di farlo non vuole sentire le ragioni degli altri. Non vuole ammettere di dover fare un passo indietro e riflettere su ciò che dice il proprio interlocutore. Pasolini sottolineava fosse importante educare i ragazzi alla sconfitta. Sosteneva fosse essenziale educare le giovani generazioni a saper perdere e a metabolizzare tutto ciò che ne consegue. Questo messaggio, ora, andrebbe memorizzato al meglio e assunto come monito. Probabilmente, se ci fosse più volontà nel comprendere chi ha una idea differente dalla nosrtra, se si imparasse ad ammettere che possono esserci persone più brave e capaci di noi in determinati settori, la violenza sarebbe nettamente minore, i gesti inconsulti sarebbero di sicuro meno e il dialogo, finalmente, rappresenterebbe il punto cardine del rapporto tra ogni singolo individuo. Spersi ascoltare, sapersi confrontare con pacatezza, imparare ad accettare le differenti sfumature di una corrente di pensiero rappresenterebbe una grandissima vittoria. Perché la vittoria è grande ma ancora di più lo è l’amicizia, come diceva Emil Zatopek, mezzofondista e maratoneta cecoslovacco di indubbio spessore. Diceva Martin Luther King: ‘’Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli’’. A distanza di anni da questa frase, l’arte di vivere insieme come fratelli non l’abbiamo ancora fatta nostra e tanti non reputano nemmeno sia importante stare a discuterne. Ma mai come ora sarebbe importante fare di tutto per apprenderla in modo tale da stare bene insieme. Bene e insieme. Cercando di andare oltre sciocchi egoismi e inutili divisioni.

Di Mattia Lasio

Presentati (articolo di esempio)

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