Progetta un sito come questo con WordPress.com
Crea il tuo sito

Enrico Berlinguer, un esempio da seguire

Di Mattia Lasio

Enrico Berlinguer, nato in quel di Sassari il 25 maggio del 1922, è stato non semplicemente un politico: anzi, molto probabilmente, il termine ‘’politico’’ è riduttivo per una figura elegante dalla mente sopraffina. Enrico Berlinguer è stato uomo, un uomo in grado di muoversi tra la gente, un uomo di cogliere i suoi problemi, un uomo in grado di capirne i problemi, le difficoltà e le esigenze. Enrico Berlinguer sapeva ascoltare, qualità che pochissimi possiedono. Qualità che, al giorno d’oggi, sarebbe fondamentale per progredire. Enrico Berlinguer sapeva dialogare, sapeva confrontarsi con pacatezza ma allo stesso tempo con fermezza, senza snaturarsi, rimanendo fedele ai suoi ideali di gioventù, periodo che lo vide avvicinarsi al Partito Comunista al quale aderì nel 1943. Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il Liceo Azuni, si iscrisse presso la facoltà di Giurisprudenza ma non concluse il suo percorso universitario. Durante uno dei viaggio di suo padre Mario a Salerno, nel giugno del 1944, durante cui si recò da Palmiro Togliatti, il giovane Enrico Berlinguer fece una buona impressione e gli venne dato un impiego all’interno del PCI come funzionario dirigente del lavoro giovanile nella Federazione romana. Da quel momento si trasferì a Roma, cominciando il suo cursus honorum all’interno del partito comunista: nel 1945 entrò a far parte del comitato centrale, nel maggio del 1947 organizzò la prima Conferenza nazionale giovanile del PCI, dal 1949 al 1956 fu segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana, diventò membro della segreteria nazionale nel 1958 per poi diventare vicesegretario del partito comunista nel 1969. Il 1972 è un anno di svolta per la carriera politica di Berlinguer: in occasione del XIII congresso del PCI, il 13 marzo 1972, presso il Palalido di Milano, Berlinguer venne eletto segretario nazionale del partito, inaugurando – dopo Togliatti e Longo – un nuovo importante, oltre che differente, corso della politica comunista.

Berlinguer fu un innovatore e una figura dalla notevole lungimiranza politica: condannava, infatti, l’interferenza dei sovietici nelle questioni dei partiti socialisti e comunisti degli altri paesi., facendosi portavoce di una terza via, che prese poi il nome di eurocomunismo, ovvero una sorta di punto mediano tra la socialdemocrazia e il modello sovietico, da cui Berlinguer prendeva le distanze e da cui chiedeva maggiore autonomia, sottolineando l’importanza della democrazia, di valori quali la libertà di opinione e del pluralismo. Sua fu la proposta riguardante il compromesso storico, di cui sono presenti i prodromi in tre articoli scritti dallo stesso Berlinguer sulla rivista ‘’Rinascita’’: i tre articoli avevano i titoli di Imperialismo e coesistenza alla luce dei fatti cileni, Via democratica e violenza reazionaria, Alleanze sociali e schieramenti politici. Berlinguer intendeva il ‘’compromesso storico’’ come una necessaria soluzione preventiva in modo tale da evitare possibile derive istituzionali come quelli che portarono in Cile al rovesciamento del governo di sinistra di Salvador Allende per opera del generale Augusto Pinochet.  Berlinguer insieme al leader democristiano Aldo Moro, furono tra i maggiori fautori del compromesso storico – avversato invece da elementi come Andreotti e Bettino Craxi, ad esso profondamente contrari – considerato come una collaborazione e intesa delle forze popolari d’ispirazione comunista e socialista tra i comunisti, le forze di ispirazione cattolica e ulteriori formazioni di altro orientamento democratico.

Berlinguer è una figura che raccoglie ampi consensi e che, grazie al suo elevato senso civile, ha rappresentato – e rappresenta tuttora – una icona della politica fatta in maniera coscienziosa ed estremamente competente. Una politica che già d’allora comunque, e ai giorni nostri ancora di più, prevedeva elementi che sfruttavano la nobile arte della politica per i propri fini e per il raggiungimento degli obiettivi personali che si erano andati a prefissare. Quella cosiddetta questione morale – uno dei punti cardine del pensiero politico e morale di Berlinguer – ora più che mai attuale. Questione morale di cui Berlinguer parlo con dovizia di particolari nel corso di una intervista pubblicata su ‘’La Repubblica’’ – il 28 luglio 1981 – realizzata dal giornalista Eugenio Scalfari. Intervista nella quale Berlinguer, vedendoci lontano, probabilmente fin troppo, definiva i partiti come ‘’macchine di potere e di clientela, con scarsa conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente’’. Aveva uno sguardo acuto Berlinguer, uno degli uomini politici migliori e di maggior caratura della politica nostrana di sempre, uno sguardo che gli permetteva di scandagliare persino quei determinati aspetti, apparentemente non visibile, che in tanti – tuttora – preferivano ignorare, in modo tale da poter continuare a perseguire disonestamente i propri interessi. Berlinguer, denunciando e parlando apertamente della corruzione e dello strapotere del sistema dei partiti, si discostava totalmente da tutte quelle caratteristiche negative che sono parte integrante della professione del politico: vanità, esibizionismo, arrogante e desiderio di primeggiare. In Berlinguer albergava il desiderio di muoversi uniti, assieme, evitando polemiche sterili e colpi bassi, potendo così fare fronte comune. Un fronte comune volto al miglioramento di tutto e non solamente, come generalmente avviene, di pochi o sarebbe meglio dire pochissimi.

Platone, uno dei più importanti filosofi antichi il quale ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale, nella sua opera intitolata Critone – dialogo giovanile del filosofo greco antico – diceva: ‘’Vivere bene e vivere onestamente è tutt’uno’’. Tutt’uno che ha contraddistinto Enrico Berlinguer e che ancora adesso lo caratterizza distinguendolo, a quasi un secolo dalla sua nascita e a trentacinque anni dalla sua morte improvvisa – appena sessantaduenne – al termine di un comizio da lui tenuto presso la città di Padova nel giugno del 1984. Tutt’uno che lo hanno reso e lo rendono ancora un esempio da seguire, un esempio da tenere bene in mente per comprendere appieno che non può esserci buona politica senza correttezza e bontà d’animo.

Pubblicità

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: